| |
Un nuovo itinerario per approfondire la conoscenzadell'enorme repertorio artistico architettonico romano tra Otto e Novecento, indagando l’area al centro nord della città.
La prima urbanizzazione della zona avvenne con il piano urbanistico del 1909, progettato dall'architetto Edmondo Sanjust di Teulada ma, per la nascita ufficiale del quartiere, bisognerà attendere la deliberazione del Governatore di Roma del 1926 che gli conferì il nome di Savoia dalla vicina residenza reale (oggi Villa Ada). Nei primi trent'anni del secolo la zona mantenne la destinazione ad edilizia residenziale di qualità, se non di lusso: è il periodo dei villini e del Quartiere Coppedè. Negli anni trenta comincia invece l'urbanizzazione intensiva con grandi condomini non privi di pretese che vennero costruiti sulle aree di ville lottizzate, come Villa Lancellotti e Villa Chigi. Fra il 1924 ed il 1930 venne costruito il Parco Nemorense (o Parco Virgiliano), ideato come polmone verde da Raffaele de Vico e inaugurato nel 1936 in occasione del bimillenario virgiliano.
Passeremo in rassegna edifici noti e meno noti firmati da grandi architetti. Inizieremo con il Villino delle Fate di Gino Coppedè costruito nel più ampio complesso del cosiddetto Quartiere Coppedè, la cui realizzazione andò per lunghe, bloccata dalla commissione edilizia che, alla fine nel 1917, richiese all’architetto fiorentino di dare al complesso un’esplicita impronta romana. Così Coppedè utilizzò antichi temi, come le cornici e le modanature, secondo il gusto della Roma Imperiale, l’arcone di ingresso richiamante gli archi di trionfo del Foro Romano e per il nostro Villino decise di usare il travertino, unito ad una decorazione con maioliche smaltate e mosaici in stile pompeiano. Osserveremo poi il pregevole villino affrescato con scene di cavalieri medievali in corso Trieste e la serie di delicati villini intorno alla piazza Caprera, passando poi per la villa Alberoni, di gusto eclettico.
|