| |
Il Casino Massimo Lancellotti, dal 1948 sede della delegazione dei Francescani di Terra Santa, apparteneva originariamente alla scomparsa Villa Giustiniani nei pressi del Laterano. L’edificio fu realizzato agli inizi del Seicento dall’architetto Carlo Lambardi e venne poi decorato esternamente. I prospetti sono infatti impreziositi da sculture antiche in marmo entro nicchie ovali, da busti e profili a rilievo e da riquadri con fronti di sarcofagi.
Le decorazioni in stucco recano invece sia le aquile, simbolo araldico della famiglia dei Giustiniani, sia le colombe della famiglia Pamphilj. L’insieme degli apparati decorativi esterni crea qui una ricca facciata gemmata, come nel tipico gusto dell’epoca. Gli ampi giardini che circondavano il casino vennero distrutti per le nuove opere di urbanizzazione avvenute a cavallo tra XIX e XX secolo e oggi sopravvive solo una piccola area posta dietro la facciata.
Da un punto di vista artistico il casino è particolarmente rilevante poiché ospita uno dei capolavori dei Nazareni, un gruppo di artisti che ruotavano attorno alle figure dei viennesi Friedrich Overbeck e Franz Pforr, che si trasferirono a Roma nel 1810. Il loro gruppo trovò sede in un ex-convento, dove vivevano come monaci, spinti dal senso di condivisione e da una alta spiritualità.
Dai loro capelli lunghi deriva la denominazione di Nazareni poiché simili a Gesù di Nazareth. L’obiettivo di questi artisti era quello di recuperare un linguaggio figurativo puro e l’artista doveva ritrovare il suo collegamento con il divino e farsi portavoce di una finalità elevata della pittura. Artisti come Beato Angelico, Perugino, Pinturicchio, Signorelli divennero i loro modelli come espressione di un rinato interesse per il Medioevo e il Primo Rinascimento. Dal 1818 i Nazareni lavorarono agli affreschi del casino per il marchese Carlo Massimo. I soggetti erano tratti da tre classici della letteratura italiana: la Divina Commedia di Dante, l’Orlando Furioso dell’Ariosto, la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. Lavorarono all’opera Peter Cornelius, Joseph A. Koch, Philipp Veit, il giovane Julius Schnorr von Caroesfeld e infine lo stesso Friedrich Overbeck.
|