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  Villa Barberini al Gianicolo
 
   
 

La villa Barberini sorge sull'estremità più settentrionale del colle del Gianicolo, quasi nel campo Vaticano, sullo stesso luogo ove nel I secolo d.C. vennero realizzate costruzioni residenziali.
Nel 1641 il prefetto di Roma, Taddeo Barberini, nipote di papa Urbano VIII Barberini, decise di acquistare un preesistente edificio, il “Casino della Palma” e l'intero giardino annesso, con l'obbligo di mantenere una distanza di rispetto dalla cinta di mura bastionate realizzate in precedenza da Antonio da Sangallo il Giovane. Il prefetto tenne la villa per soli quattro anni, fino al 1645, quando fu costretto a fuggire da Roma per riparare in Francia - dove morì - in seguito all’elezione al soglio pontificio di Innocenzo X Pamphilj. Nel 1653 il cardinale Carlo, figlio di Taddeo, riprese i lavori di abbellimento della villa, affidandoli al Bernini e a G.B. Contini. I due elaborarono interessantissime proposte circa l'arredo dei giardini, con viali, scogliere e fontane, in seguito del tutto scomparse.
Oggi l'intero complesso appare inglobato dalle superfetazioni avvenute dalla metà dell'Ottocento in poi. Il prospetto della villa, presenta un ingresso preceduto da una piccola fontana e da due rampe che immettono nel piccolo retrostante atrio decorato nella volta da cornici in stucco con le api barberiniane. La pianta dell'edificio formava inizialmente una “L”, la cui parte più lunga si estendeva verso settentrione.
All’interno della palazzina è ancora possibile osservare cospicui resti delle decorazioni pittoriche dell'epoca, quali alcune stanze con soffitti lignei a cassettoni con gli emblemi barberiniani e una galleria che si protrae verso il meraviglioso panorama di Roma.
La galleria è affrescata sia nelle pareti che nella volta, con al centro una grande cartella con puttini e angeli che sorreggono l’immagine di Urbano VIII Barberini. Alle testate altri riquadri con gli emblemi del cardinal Francesco e di Urbano Barberini, dipinti agli inizi del Settecento.
Alla metà dall'Ottocento la villa venne venduta al Manicomio di Santa Maria della Pietà alla Lungara e nel 1925 passò poi ai Gesuiti, ai quali ancora oggi appartiene.

 

 

 

 

     
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